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Sono una mezza strega,
una sbalestrata giornalista,
una mamma che ha sul gobbo
'quasiquasi' tre canaglie.
Con un colpo di reni, a volte,
balzo in sella ad una bici magica,
volo in caccia del tempo perduto,
riacciuffo le passioni di sempre:
il cinema e le esplorazioni.
Se sono troppo stanca
per uscire o fare incantesimi,
mi siedo davanti al computer
e incomincio a scrivere.
Ehm, piacere, sono B.
B Stevens...
elisandreli@libero.it
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collega paola
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maestra pauline -scuola materna
maestra robi - ex nido pik
mamma di b
nonna di b
numero tre
omega
papĂ di b
parrucchiere sam
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pik il tappo -figlio uno
polvere di stelle
pop-pante - figlio due
prof
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Gli Stevens sono grandi amanti dei viaggi,
anche di quelli "mordi-e-fuggi": e ai loro figli
quest'insana passione è passata per osmosi.
solo che gli allievi, a questo punto, superano
i maestri.
Di sera, prima di andare a dormire, Pik e Pop
si mettono i rispettivi zainetti e cercano di forzare
la porta di casa chiedendo insistentemente ‘quando
si parte’ e ‘dove si va’. Pik caldeggia un volo in aereo,
possibilmente in business, Pop una dipartita notturna
in treno sulle cuccette. Per calmarli, verso le 20.30,
e persuaderli che non si andrà da nessuna parte,
ci vuole la pazienza di Giobbe.
D’altro canto, ad ognuno le proprie responsabilità.
così gli Stevens hanno deciso di profittare dell’ultimo
week end possibile per un viaggio di truppa a quattro,
a cavallo della trentaseiesima settimana di gravidanza
e prima che l’arrivo del mini poppante nuovo stravolga
l’equilibrio di famiglia. che magari nascerà sedentario
e pantofolaio, e non si potranno più far programmi
zingari.
Cosi, domani, gli Stevens si involeranno per Barcellona
con la solita Easyjet, la voglia di caldo e gli zaini a tracolla.
Se qualcuno ha desideri dalla Spagna, può chiedere chiaro:
torerosYtapas available for sale, conducciòn segura! Olè.
Quando una donna è prossima al parto,
una bufera ormonale si impadronisce di lei
senza lasciarle scampo. alla puerpera viene
una convulsa e molesta frègola di riordino e
repulisti in casa - ma magààri fosse solo
quello.
Il fatto è che ai suoi neuroni arriva anche
l’impulso a ‘far provviste’, come una cicala
alle porte dell’ inverno che improvvisamente
si sente sguarnita, ed impreparata, e sfornita
di risorse - e allora si affretta a provvedere,
riempire, accumulare.
La sindrome riguarda la dispensa alimentare
ma anche molto altro, più in generale. come se
ci fosse una certa urgenza di risolvere i sospesi
e sistemar tutto, perchè 'dopo’ la voglia di farlo
passerà.
B, nelle ultime 24 ore, ha ordinato nove libri
su Ibs.it, ha comperato un divano letto nuovo,
dieci contenitori frigover e sei strutture Trofast
dell’Ikea, per totali euro 524.
Considerando che all'esplosione della bolla
manca ancora un mese, gli Stevens si trovano
in una pericolosa condizione di virtuale bancarotta.
Milano è una congerie insana di virus e batteri.
Transitata velocemente l’influenza 'A', quella suina,
ora qui a casa Stevens imperversa un morbo ancor
più subdolo e crudele, che colpisce allo stomaco
delle sfortunate vittime.
Stanotte Pop si è svegliato sei volte e ha rimesso
a più riprese la squisita cenetta che aveva in corpo.
Al primo grugnito Darrin si alzava di scatto,
correva al suo lettino, lo acciuffava per la collottola
e lo portava al water. Dopo qualche minuto si udiva
“tinìto gomitàle, papi”. e i due tornavano a ronfare,
come se niente fosse.
Ci si abitua a tutto qui. con nonchalance.
E’ tutta colpa di quelli di Capriòlo.
Sono stati loro ad aver iniziato B a Skype
ed ora la suddetta, impacciata con la tecnologia,
si trova incastrata in una girandola di chiamate,
appena accende il computer.
DRRRIIiiin – “Ugosky – Ugosky ti chiama”
ma Ugo chi??
DRRRIIIiiiiin “gli Emiles, Emiles from Montreal”…
Dieu, adesso che volevo un po’ leggere … eccoli!
‘ohi, come state?! un attimo, chiamo tutta la famiglia’
DRRRIIIin “Ilenia vuole chattare con te, tu vuoi chattare
con lei?”
‘che telepatia, Ila, ti pensavo, e come va la panza..?’
Per B, che rifugge come la peste il telefono tradizionale
- preferendo specializzarsi in slavine di riguardosi, discreti
sms - Skype è una nuova frontiera. affascinante ma anche
un tantino invadente, se tutti ti vedono quando sei online.
Basterebbe una opzione di riservatezza, del genere
‘sono invisibile’, ma chi lo sa dov’è il pulsante?
Darrin ha idee singolari su parecchie cose.
Una di queste è l’Universo.
Per lui, al mondo, esistono Bruzzi e Molisane.
I primi sono particolari specie d’uomo con animo
burbero e rozzo, epicureo e godurioso - ma anche
ribelle e combattente, fantasioso e creativo; uomini
suoi amici di infanzia che sono diventati multi - papà
e che malgrado questo nuovo ruolo, o forse proprio
per quello, ciclicamente hanno bisogno di tornare
alla dimensione rassicurante del branco.
I Bruzzi, tutti ormai con prole e Molisana al seguito,
incasinatissimi tra famiglia e lavoro, insieme tornano
un po’ bambini e un po’ scemi.
Quella scemenza che un tempo aiutava a crescere
e oggi aiuta a tenere insieme tutti i pezzi ormai cresciuti.
A volte inforcano le bici e girano per le periferie della città
pedalando come matti giù per la montagnetta di San Siro o
in qualche angolo desolato del Parco Nord, altre si siedono
attorno al tavolone del loro ristorante favorito, ‘da Giannino
l’abruzzese’, e si aggiornano sulle rispettive vite tra fiumi
di vino e piattoni ultracalorici la cui vista inorridirebbe
qualsiasi Molisana.
Una volta sono anche partiti per un week end in Marocco
ed ora hanno in programma la "Bruzzo-baita", in un rifugio
ad alta quota. E così via: ci hanno preso la mano, il pediatra,
lo scienziato, l’editore, il musicista, il ricercatore, gli avvocati
e gli altri della mandria. Ultimamente hanno persino creato
un blog, ma -ovvio- alle Molisane è vietato accedere.
Ora: tutto lecito, perché amici e valvole di sfogo servono
e sono imprescindibili, quali risorse personali cui attingere
per sostenere la vita adulta di lavoro, coppia e famiglia -arg!
E tuttavia, un quiz:
Perché le Molisane, dal trovarsi in “branco”, traggono
minore soddisfazione rispetto ai loro compagni Bruzzi?
Se penso ad una serata per ricaricar le pile mi viene
da scegliere un bagno caldo di ora con le bolle, il silenzio
intorno e un buon libro tra le mani, un film davanti al grande
schermo, un po’ di scrittura al computer o una cenetta nippo
a ciacolare e sorridere sottovoce, con un paio di amici. Cari
Bruzzi, mi sa che voi siete un po’ strani.
Come dovevano sentirsi, nel secolo XVII,
i monatti che portavano gli ammalati di peste
al Lazzaretto? B l’ha capito questa settimana,
quando i sintomi più molesti dell’influenza A
l’hanno finalmente liberata.
Una volta guarita dalla ‘suina’ - con le ossa
di nuovo al loro posto, la febbre normalizzata
e solo un lieve strascico di tosse - B e la sua
panza si son riaffacciate al mondo esterno.
Peccato che il mondo esterno, tutt’a un tratto,
fosse diventato diffidente, sospettoso, guardingo
e circospetto nei confronti loro. Qualcuno doveva
aver avvisato il prestinaio, il barista, il fruttivendolo,
le mamme della scuola ed i colleghi del virus che
le aveva catturate e stese a letto. e ora nessuno
voleva credere che fossero già di nuovo sane,
B e la sua panza.
‘Mi dia una michetta, per piacere’
-occhi bassi-
‘signor prestinaio come sta, tutto bene?'
-occhi bassi- ‘si si, lei piuttosto. ecco qua’
‘io guardi adesso non sono più contagiosa!’
‘tenga la michetta. mi pagherà poi, ora addio’
‘Elena, mandi Chiara da noi, a giocare con Pik?’
‘ti ringrazio cara, io preferisco proprio non rischiare’
‘ma Pik è sanissimo e io ... non sono più contagiosa’
‘si si.. però ci sentiamo prossimamente, eh? in gamba’
‘Darrin, dammi un bacio, segno del tuo amore e..’
‘B, andiamo a dormire. anzi, io riposerò di là coi due’
‘ma…’
‘credimi è meglio così noi, io e loro, non ci ammaliamo’
‘ma.. io adesso ho solo un po’ di raffreddore, niente altro’
‘notte, notte… bambini, salutate la mamma, àndiamo via!’
Questa pandemia suina logora i nervi della popolazione e
rischia di minare anche l'equilibrio ai più savi, facendo leva
su paure ancestrali di morte e dolore. La verità è che tanto
lei gira vagabonda - e per scansarla si può fare ben poco:
forse è meglio beccarsela subito, come la Pepatencia
a inizio partita, e non pensarci più.
È più aderente un koala all’albero,
una cozza allo scoglio, una ventosa
al vetro o l’attack alle dita della mano?
pfui
Pik, quand’è malato, dà di lungo a tutti,
nell’ attaccarsi alla sua legittima genitrice.
per staccarlo non bastano bulini e scalpelli,
e a momenti neanche quattro trenini e dieci
playmobil nell’altra stanza. GASP.
Quella di Gertrude è una sindrome che hanno
in tante: ne sono affette le donne cui vien difficile
dire di "no" e che di fronte alle proposte della vita
si buttano a capofitto, anche se poi si troveranno
a correre ancora più in fretta per stare dietro
a tutto.
Un grande insieme di donne che la sera è a pezzi
ma che cerca di non filarsela, davanti all’opportunità
di un'avventura o di scoperte nuove, o di un incontro
o di una richiesta di aiuto. quelle donne sventurate,
rispondono: quasi sempre sì.
Sono quelle donne che vivono una vita ad incastro.
quelle che non si perdono un racconto, neanche uno,
perché per loro l’emozione delle storie, delle interviste,
degli sguardi diversi dal proprio, rende un po’ più aperti,
e quindi più liberi.
Sono quelle che difficilmente rinunciano, e spesso
si inguaiano, ma poi non hanno troppi rimpianti. donne
umili che pensano di avere molto da imparare dagli altri.
quelle che “gli altri” li lasciano entrare nelle proprie vite,
per guardarli -osservarli -studiarli, assorbendone poi
i contorni e diventando un po' diverse dal sé
originario.
Quelle che non si sentono mai esaurite o complete,
anche se hanno le vite piene, quelle narcisisticamente
convinte di poter mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.
Quelle che …
Ce lo insegna, nel suo nuovo libro, una donna cui
hanno insegnato in tanti. lei, nel modo suo, ringrazia
loro e ringrazia noi.
‘mamma, io gioco con mio fratello
quando non ci sono Tommaso, Massi,
Viola e Otto, che poi sono i miei amici’
‘…’
‘anzi, sai cosa dico? che all’amico Otto,
domani, vorrei portare un diamantino’
‘…’
‘ce l’hai, un diamantino che posso dare
in regalo a Otto?’
Oggi, domenica, B ha appreso che:
1) agli occhi di Pik, suo fratello minore Pop
è proprio l’ultima ruota del carro.
2) Pik è un po’ innamorato dell’amico Otto.
3) Pik sa già perfettamente come si conquista
un uomo.
Ora, a casa Stevens, è tutta una discesa.
Caro Pik, se tu fossi un colore assomiglieresti
al blu dell’oceano, a tratti melanconico e profondo,
ad altri, vicino al riparo della costa, allegro, mosso,
limpido e spumoso.
E tu, Pop, se tu fossi un colore, saresti il giallo
e l’arancione: luminoso, autonomo, rivoluzionario.
Ma tu?! tu come sei, là dentro .. Michele Romeo
Ernesto Duccio Gianni Arturo Leone Nicola Mattia?
sei il verde dei prati, aperto e ottimista, oppure grigio
e tenebroso, o magari candido come la neve, o rosa,
turchese, o marrone, violetto o porpora o pistacchio?
qua la tua mamma, il tuo papà e i tuoi due fratelli
non vedono l’ora di conoscerti. dai vieni fuori,
tra un po’!!!!
(beh … ma mica prima di S.Ambrogio, eh)
Lilo è una bambina graziosa, bionda e riccioluta:
d'aspetto assomiglia a Shirley Temple, di carattere
a Lady Oscar. energica, combattiva, maschiaccio e,
a suo modo, ribelle. Pik la conosce da quand'è nato
e per lei ha sempre avuto una speciale simpatia.
Lilo lo chiama Pietrone, ci gioca volentieri insieme
ma, tutto sommato, lo considera solo un pusillanime.
Al suo quinto compleanno Christian, quello sì un fico,
le ha regalato una bambola gigante completa di culla
e ciuccio. Lei è crollata in brodo di giuggiole, mentre
Pik la guardava estasiato e non corrisposto.
Dopo la festa al parco Nord Lilo, i suoi genitori e
gli Stevens al gran completo sono andati a mangiare
insieme. ed è stato qui che anche B si è innamorata,
davanti ad una pizza prosciutto e funghi, sabato
scorso.
Perchè alla domanda 'come la chiamerai, la bambola?',
lei ha risposto 'Lìbbro, perchè da grande lei farà la libraia'.
una risposta che avrebbe potuto essere superata soltanto
da qualcosa come 'la chiamerò Filma, perchè da grande
lavorerà nel cinema'.
Sono cose che non si possono spiegare.
B e Pik si sono guardati negli occhi e tacitamente
hanno preso un accordo: quella sarà sposa e nuora,
costi quel che costi. una bambina così è da prendere
al lazo e non mollare mai più. Parola di Strega.
E' passata una settimana esatta da quando Pik e Pop,
4 anni e 2, sono stati messi a dormire nella stessa stanza,
per liberare la camera che dovrà ospitare il terzo fratellino.
A priori gli Stevens credevano nell'utopia: secondo loro Pop,
dormiglione al limite della narcolessia, avrebbe contagiato Pik
- che di primo mattino è iperattivo ed ogni giorno alle 6.54 am,
da quando ha imparato a camminare, si presenta sull'attenti
al cospetto del talamo nuziale.
Sette giorni dopo gli ingenui abbandonano le vane speranze
realizzando che è accaduto esattamente l'opposto: due ombre,
non più una sola, alle 6.54 fanno alzabandiera ai piedi del lettone.
Tuttavia a parte questo piccolo trascurabile dettaglio, gli Stevens
sono soddisfatti dei rituali fratelleschi che i due hanno inventato
rendendosi autonomi ed inscindibilmente legati dalle 20.45
fino all’alba, per 10 ore filate.
1) prima di addormentarsi Pik racconta al fratello una storia.
il repertorio spazia dalla 'macchina pazza' al 'pompiere pazzo'
alla 'locomotiva pazza'. Pop apprezza parecchio.
2) nella notte s'infilano uno nel letto dell'altro e s'aggrovigliano
come tigri nella cuccia, rendendo superfluo l'utilizzo di coperte.
3) se Pop, durante il sonno, ha sete, Pik - oramai in modalità
"fratello maggiore-e-responsabile della truppa", va in cucina
e gli riempie d'acqua il biberon, porgendoglielo poi con
grazia estrema.
4) al mattino si svegliano in contemporanea e si coccolano
un po', prima di correre al lettone. Questo rito fa guadagnare
agli Stevens qualche prezioso secondo di sonno.
Decisamente due figli è meglio che uno solo. più riposante:
perchè è naturale, il più grande si prende cura del più piccolo.
Speriamo che anche il neonato entri, prima o poi, in codesto
circolo virtuoso..
All'ottavo mese di gravidanza il corpo strilla esigenze
che con la ragione non hanno nulla a che fare. Bisogni
primari e contrapposti: TRE.
1) dormire ininterrottamente per ore.
2) masticare cibo, spesso e in quantità.
3) fare -fare -fare, come se ci si rendesse
improvvisamente conto che 'dopo', per alcuni
mesi, si sarà completamente assorbite dal ruolo
di madri-nutrici-mucche e non ci sarà molto spazio
per altro. In particolare, prende drammaticamente
il sopravvento la folle ‘sindrome del nido’.
Nel week end queste tre forze estreme si scatenano.
Domenica, B ha passato la giornata tirata tra un lato e
l'altro del triangolo. Le sue ore, libere dai ritmi dell'ufficio
e confortate dalla presenza in casa di Darrin, si son svolte
come segue:
ore 8 - ore 11 riordino armadi, razionalizzazione spazi
in camera azzurra per l'arrivo dell' innominato nascituro.
ore 11 - ore 13 sonno.
ore 13 - ore 14 ingurgito cibo.
ore 14 - ore 16 sposto mobili, riordino dispensa, assetto
di-guerra, come se tra poco dovessero piombare gli UFO,
a rendere impossibile qualsiasi azione casalinga.
ore 16 - ore 19 sonno.
ore 19 - ore 20.30 ingurgito cibo.
ore 20.30 – ore 21 sonno sul divano, davanti a Pippi Calzelunghe.
ore 21 - ore 6,45 sonno nel lettone.
Come ci si riduce, dietro ad una apparente facciata di ‘normalità’. GASP.
Per l'estate, B aveva un'invidiabile mise: tuniconi
e canotte larghe e colorate che occultavano la panza
o la abbracciavano con grazia. ma ora, man mano che
il freddo punge e il metro e sessantadue di B si gonfia
ancor più di curve e ciccia, i vestiti leggeri tendono
a strapparsi, disperati.
Occorre passare ad un look più pesante,
per i mesi che mancano allo scoppio della bolla.
Stamane B pensava di aver trovato la soluzione:
ha indossato con nonchalanche una maglietta blu
elasticizzata - che solitamente porta senza panza
e SOPRA una canottona larga estiva. Pensava
di essere parecchio à la page, francamente
detto.
Il dubbio di sembrare una palla travestita da cipolla
le è venuto solo per un momento, quando s'è accorta
che Darrin la fotografava mentre lei sfilava in cucina.
Haute couture o presa pu’ culu?
"Io non cerco una donna-geisha, ma una le cui Non è una battuta del nuovo film di Woody Allen
opinioni coincidano miracolosamente con le mie"
ma la sincera, franca confessione del collega Madio
che in un secondo di debolezza ha confidato a tutta
la redazione i suoi più reconditi desideri. Poffarre!
'ma è magico...'
'ma è cattivissimo!'
'ma è bravo...'
'ma è matta!'
Illusionisti, leoni, giocolieri e acrobate del Ringling Circus,
alla squadra di teppe, son piaciuti assai. per 2 ore son stati
a bocca aperta, con gli occhi incantati, guardando per aria
i numeri dello spettacolo mentre B si scofanava rapace
tutti i loro pop corn.
Se per caso siete incinte all’ottavo mese e una sera avete
qualche perdita splatter, ma per il resto vi sentite benissimo
e non avete la benché minima contrazione, rintanatevi sotto
le coperte al caldo e fatevi un bel sonno, invece che farvi
venire in mente di correre al pronto soccorso per un
controllo.
In caso contrario, infatti, potrebbe accadervi quanto segue:
1 - l’ospedale potrebbe sequestrarvi per l’intera notte
e il giorno successivo, ‘in via precauzionale’.
2 - potrebbe mettervi in camera con altre due fanciulle,
una logorroica e l’altra pure, che non chiuderanno occhio
tutta la notte perché troppo prese a ciacolare dei rispettivi
disturbi.
3 - la mattina potrebbe esservi impossibile andare nel
seminterrato dell’ospedale a comprare i giornali poiché il
diktat dell’infermiera/kapò è ‘perdita ematica=allettamento’,
alias posizione immobile orizzontale da malati, anche se
in realtà ci si sente benissimo.
4 - potreste essere sottoposte ad un turbine di analisi ed
esami il cui esito - seppur perfetto - potrebbe creare spunto
per una serie di controanalisi e controesami, in una spirale
che potrebbe risucchiarvi 24 ore filate o anche di più.
5 - a colazione e pranzo potrebbero darvi solo ciotole
di tè verde perché ‘qui non si fanno trattamenti di favore.
c’è gente che è appena stata operata e non può ingerire
solidi né latte’. gulp.
6 – la Capa dei capi, in ufficio, potrebbe prendersi a cuore
il vostro stato di salute e valutarlo improvvisamente a rischio,
pertanto comincerà a chiedervi insistentemente perché mai
avete deciso di lavorare anche l’ottavo mese (visto che siete
ormai una palla semovente quasi inutile in redazione).
Oh casa, dolce casa.
Gli Stevens credevano che Pop avesse afferrato,
finalmente, il banale concetto: l’idea che tra poco,
in casa, ci sarà un nuovo poppante.
Invece lui cova, in segreto, una teoria alternativa e
alquanto bizzarra che oggi, al nido, s'è fatto sfuggire.
‘dentro la pancia della mia mamma c’è una bicicletta’,
ha rivelato infatti alle incredule maestre.
Ora: qualunque cosa sia, Pop, si muove,
ha gli occhi e succhia dal cordone ombelicale.
Io non intendo certo sottovalutare le tue intuizioni:
tuttavia sono piuttosto convinta che sia un essere
di genere umano, quello che da 8 mesi si agita
nella mia pancia.
SPERE'M.
Il suo nome, da settimana scorsa, è Tom.
Tom Hanks. Quello con lo sguardo alienato
che gira per giorni interi dentro agli aeroporti.
e al suo fianco c'è Catherine: Zeta-Jones,
femmina tutta sorrisi e curve.
(Una curva soprattutto ad altezza ombelico.
come se avesse ingoiato un tacchino intero).
che doveva -teoricamente- decollare di mattina
per Parigi ed invece è partito dopo mezzanotte,
erodendo a tradimiento le già pochissime ore
disponibili per la loro ultima fuga de passiòn.
Catherine, a ben vedere, un po’ faceva ridere.
per esempio quando barcollava tra un gate e l’altro,
sbilanciata in avanti, o quando - in preda ad improvvisi
attacchi di narcolessia- s'accasciava nell’aerostazione
senza fare discrimine tra wc, bar o panca della sala
d’attesa. Lei era un po’ stufa di aspettare, alla fine.
Tom no. quando finalmente il volo è stato annunciato,
alle h24.04, lui ha sospirato con aria mesta: ‘oh, peccato,
qui nell’aerostazione non avevo ancora visitato l’ala ovest’.
Gli uomini sono folli, non lo si dice mai abbastanza.
'Mamma B, devo spiegarti una cosa’, esclama
Tommaso, amicone di Pik, travestito da vichingo.
‘devi imparare a pulirmi le chiappe senza sapone,
a meno che io non faccia la cacca molto molle'
‘cacca? molle? chiappe? scusa…??’
‘ti spiego che basta la carta igienica perché
a me, se mi lavano con il sapone, mi fa schifo’
‘ah’
‘e ora andiamo in bagno, che mi scappa la cacca’
DIEU.
A meno di due mesi dalla nascita del fratellino,
Pik attraversa un periodo complesso.
Di mattina non vuole andare alla scuola materna:
gradirebbe invece recarsi in redazione insieme a B,
come sostiene tra le lacrime. e di sera gira inquieto
per casa chiedendo ‘che cosa succederà quando
arriverà Lui”.
B cerca di rassicurarlo dicendo che il suo aiuto
sarà fondamentale, che diventerà il suo assistente
nonchè il capo di tre fratelli, ma Pik non se la beve:
annusa odor di sòla.
Come se Darrin gli avesse già rivelato che B,
nei primi mesi di vita dei suoi figli, diventa pazza,
concentrata sul compito totalizzante di distillare
un po’ di latte per sfamare la creatura.
Pop, per fortuna, al momento se ne strabatte,
invece. ha capito che tra poco ne arriva un altro
ma si limita ad un ‘la mamma resta tutta mia’ e
non si lascia scalfire da dubbi in merito.
Un figlio è molle come un budino, tutto il papà
- e l’altro invece, duro come la pietra, ha preso
dalla sua mamma.
... ehm .... o il contrario....
... SNIFF....
Pik e il suo amico Tommaso, nove anni in due,
formano una squadra rodata. ultimamente, poi,
tra loro hanno accettato anche Lorenz, fratello
minore di Tom, di anni tre.
Di solito, quando i fratelli Pug vengono a giocare
dagli Stevens, Pik si traveste da pirata, Tommaso
da vichingo e Lorenz da cow boy. a Pop, due anni,
ultima ruota del carro, ancora defilato dal gruppo,
rimane il casco da pompiere.
Oggi B li ha lasciati tutti e quattro in camera -
convinta che ciascuno, nei propri panni creativi,
avesse una sua dignitas assodata e riconosciuta.
Così non era, e B l’ha realizzato nel momento
in cui ha udito la seguente frase: ‘sgorbio, togliti
quell’elmo, che tanto tu sei solo il nostro schiavo’.
Pop, abitualmente duro e tutto d’un pezzo,
è corso da B con le lacrime che zampillavano
come fontane.
Branco crudele, tratta bene sto cucciolo d’uomo
o sego i talloni a tutti i tuoi pezzi.. pirati, vichinghi
e cow boys.
Di fronte a rimbrotti e rimproveri Pik frigna In ognuno dei tre casi B resta con un palmo
fingendo di essere vittima del Fato, Pop scrolla
le spalle e gira i tacchi cambiando stanza - e Tom
contrattacca mettendo l’interlocutore sotto scacco:
‘mamma B, se mi sgridi io mi agìììto tutto, quindi
piantala subito’.
di naso, incapace di reagire. Povere femmine.
domenica, ore 9.00 Ore 10 - I Felice, scappati dall’assedio dei parenti napoletani Ore 11,30 Ore 12,00 B, che fino a quel momento aveva sdrammatizzato, All’ospedale hanno diagnosticato un‘infiammazione
- Darrin si dilegua da casa: ‘B, lo sai, un week end
su quattro debbo lavorare in redazione.. tu te la cavi
noo? a dopo, in gamba! ’
- B, rimasta sola con le teppe, prova a organizzare
un gaudente ritrovo al parco con alcuni vecchi amici:
i Tam, tre figli maschi all’attivo, gli ex-dirimpettai attori
con il loro neonato Eduardo e i Fritti, con un teppista
in triciclo e un altro in panza.
- I Fritti arrivano raccontando una storia raccapricciante:
la loro anziana vicina di casa, in Viale Lombardia, è stata
misteriosamente presa a martellate in testa quella mattina,
sull’uscio di casa. la povera signora versa in gravissime
condizioni all’ospedale. I Fritti sono sotto shock.
da soli 5 giorni e rifugiatisi a Milano, arrivano ai giardini
con un’ospite inattesa: l’esuberante mamma di lei, donna
di spettacolo, che la sera prima aveva fatto un’improvvisata
ai due fuggiaschi. pare sia arrivata in treno direttamente da
Napoli alle 21.30 e che al citofono abbia urlato “sorpresa!”,
al genero allibito. La signora è arrivata con il materasso
a casa loro senza rendere noto quanto intende
soggiornarvi. I Felice sono sotto shock.
- I Tam arrivano con più di un’ora di ritardo. nell’ordine
uno dei tre figli ha vomitato, l’altro ha fatto pipì addosso
e la loro auto ha sparato fumo dal parabrezza: la batteria
ha fatto harakiri. I Tam sono sotto shock.
Fritti, Tam, Felici, B+due stanno decidendo dove andare
a mangiar qualcosa: panini e pic nic? .. o pizzeria? quando
Pik, serafico fino a quel momento, ha cominciato ad ululare
come un cantante d’operetta gettandosi ai piedi della madre
e supplicandola d’accasciarsi insieme a lui sulla panchina
del parco.
Da lì non ha voluto schiodarsi fino alle 13. Quando
gli amici hanno iniziato a sparpagliarsi in giro, coi tappi
in preda ai morsi della fame, la situazione è degenerata.
B, rimasta da sola sulla panchina dei giardini ormai vuoti,
aveva Pik che le guaiva sulle gambe e Pop dall’altro lato
che urlava ‘fame’ ‘andiamo casa’ ‘lasciamolo qua’.
ha cominciato a guardarsi intorno inquieta. ha chiamato
Darrin, che in questi casi si agita come un burattino pazzo.
Dopo quattordici minuti l’uomo appariva ai giardini correndo,
con gli occhi di chi ha visto un fantasma, il fiatone e il volto
da medico di E.R.
‘Ritengo opportuno portare il paziente al PS’
‘… ehm .... PS ...?’
‘Pronto Soccorso. mi pare il minimo. è pallido’
‘ma dai, sarà un po’ di torcicollo.. una puntura d’ape..’
al nervo uditivo’, alias principio di otite, da scongiurare
con gocce e suppostoni. gli Stevens sono sotto shock.
Ah, cabala infìda cabala...
Romeo. Michele. Ernesto. Nicola. Rocco.
Filippo. Carlo. Felice. Santiago. Enea. Tobìa.
Leone. Orfeo. Edmondo. Ottavio. Emilio. Giulio.
Rodrigo. Arturo. Vincenzo. Teseo. Gianni. Renzo.
Ferruccio. Teodoro. Omero. Vinicio. Mattia (..)
Gli Stevens non riescono ad innamorarsi di un nome
per la loro terza creatura. Se continuano così il poverino
rischierà di chiamarsi davvero Gelataio, come Pik aveva
suggerito tempo fa.
Aiuto.
Nella cucina scarmigliata degli Stevens
troneggia un parallelepipedo di vero lusso,
cui B è parecchio affezionata.
Lo comprò, circa 15 anni fa, la di lei mamma:
all’epoca B, giovanissima, aveva appena lasciato
il nido dov’era nata e cresciuta per traslocare poco
distante, in un monolocale di ringhiera, col gatto.
Il parallelepipedo era grande come un terzo
della sua nuova casa. B lo ripuliva ogni giorno
e lui, grato, ogni mattina rispondeva luccicando.
Al suo interno la fanciulla, inetta con i fornelli,
infilava dozzine di surgelati prelibatissimi.
Quando tornava dall’università, stanca e a volte
con qualche compagno di studi, estraeva quei cubi
gelati, li ficcava nel forno a microonde, approntava
la tavola e si scofanava piatti e piattini. ci faceva
peraltro la sua porca figura.
Quel grosso frigo rosso fuoco l’ha accompagnata
negli anni e nei trasferimenti di casa ed ora domina
l’appartamento ‘familiare’ dove vive con Darrin, Pik
e Pop. Ed anche loro, nel tempo, hanno imparato
ad apprezzarne le qualità nascoste.
Perde acqua, è vero: ma così ci si ricorda di pulirlo.
Bisogna sbrinarlo ogni 2 settimane, è vero: ma così
si approfitta per comprare nuovi surgelati, sull’onda
ghiotta del momento.
I suoi sportelli, poi, restano misteriosamente aperti
e per fermarli bisogna ricorrere allo scotch, vero pure
questo. ma tant’è, erano sempre sembrate piccole
cose.
Finchè ieri sera, di fronte al lago formatosi in cucina,
gli Stevens si sono fissati nelle palle lucide degli occhi
ed hanno ammesso, l’uno con l’altra, che è necessario
correre ai ripari: portarlo a rottamare e dimenticarlo
per sempre, questa sarebbe la soluzione
razionale.
Perchè se è vero, com'è, che il compagno di una vita
non si liquida così, sui due piedi, senza pietà, è pur vero
che ripararlo costerebbe una follia e prenderne un altro
uguale ancora di più.
Darrin sostiene che basterebbe acquistare un frigo
qualunque, economico e funzionale.
B, in preda allo sconforto, ha un’idea migliore.
non scartare senza appello l’ ‘ex’, non buttarlo via,
ma tenerlo come ruota di scorta, magari orizzontale
sotto il tavolo, scollegato e nascosto -e per i bisogni
quotidiani comperarne un altro, efficiente, atto a
contenere i generi alimentari.
Come avere un fidanzato ufficiale che si mostra,
nuovo e scintillante, e un amante occulto che ormai
ha fatto il suo tempo, ma non si riesce a lasciare.
Non ne ha ancora parlato con Darrin ma è certa
che lui capirà perfettamente e avallerà senza riserve
il progetto “1 +1= 2 frigo in cucina”. perché gli uomini
hanno un animo fedifrago, si sa, ma anche parecchio
sentimentale: e il distacco, alla fine, è jattura pure
per loro.
Negli ultimi tempi B si aggirava per casa
come un’anima inquieta: scrutava gli angoli,
misurava mobili e mensole, contava i passi
che separano una stanza dall’altra.
Poi, finalmente, è esplosa. è volata all’Ikea,
ha contattato il falegname, s'è agitata come
una ballerina di can can per riordinare tutto.
Nella camera verde di Pik, dove tra poco finirà
anche Pop, è apparso un letto nuovo e gli armadi
sono magicamente stati divisi in ‘sezioni’. i giochi
sono infilati in contenitori Trofast dipinti a pazzo.
la gatta è stata messa nello sgabuzzo.
nella camera azzurra che ospiterà il neonato,
invece, sono comparsi una culla, un cassettone
e una scrivania per quando il piccolo comincerà
a vergar disegni.
‘meglio portarsi avanti’, dice B.
‘diavolerie’, ribatte Darrin.
‘sindrome del nido’, replica B.
‘pfui’, conclude Darrin.
Il momento più bello della giornata è al crepuscolo,
quando B mette a dormire Pik. si stende nel suo letto
e lui, finalmente loquace, le racconta la rava e la fava
della sua giornata. Storie minime che B ama sentire,
come “il mio compagno Otto ha detto che è alto
più di me' oppure 'la maestra ci ha obbligato
a mangiare tutti i piselli'.
Poi viene il momento dei baci e Pik la stritola
e la schiocca fino a rintronarla.
Ieri, al quinto smack, B tra un risolino e l'altro
ha sussurrato "baasssta!": Pik, ancora inesperto
di finte ritrosìe femminili, ha domandato serissimo:
"ma perché mamma, tu non sei golosa di baci?”
Pik, capisci ammmè: sono golosissima di baci
ma debbo pur darmi un contegno, fingere d'essere
ancora una dura. La verità è che coi figli B ha calato
completamente le braghe.
B è un essere pacifico, tranne quando schizza
per la città in sella alla propria bici. per affrontare
il traffico metropolitano si arma fino ai denti, pronta
a difendersi. questione di sopravvivenza.
Che soddisfazione urlare “vergognati troglodita
inquinante di un tassista!” per una che agli sgarbi
è abituata a rispondere con una scrollata di spalle,
in silenzio.
E oggi quel conducente di macchinone giallo
se la meritava proprio, l’ingiuria impetuosa urlata
ai 4 venti: perché ha osato tagliare la strada a lei,
mite donna con pancione che pedalava innocua
e lenta come un bradipo per via Torino.
Tiè.
Di fronte ad un flop ci sono due strade: Qualche tempo fa Pop aveva cassato senza pietà Nei giorni che son seguiti B ha elaborato l’insuccesso Con “la sirena della polizia suona, niiii-noooo”, Tuttavia, di qui al trionfo, manca ancora parecchia strada.
abbattersi e guardare altrove o incaponirsi,
affilare le armi e ritentare.
le ambizioni canore di B - che nel metterlo a dormire,
una sera, gli aveva amorevolmente dedicato ‘perdono
perdono’ di Caterina Caselli. le era arrivata addosso
una foca di pelouche ed era stata frastornata
dagli strilli atterrìti dell’ingrato.
e deciso una nuova strategia. ‘perle ai porci’, ha pensato,
‘qui ci vuole un repertorio grezzo ed elementare, altrochè’:
e ha inventato canzoni che consistono in una sola strofa,
dai contenuti peraltro discutibili, ripetuta all’infinito.
“il tamburo la tromba il piffero, ciao ciao zu-zuu” e
“il mostro vien di notte, noi lo cacciamo via- ia –ia”,
B ha decisamente più successo.